News
E' BELLA LA DIMENSIONE EUROPEA - Intervista a Paola De Angelis
Paola De Angelis è una delle voci più amate della radio italiana, oltre che una delle giornaliste musicali più autorevoli e preparate della penisola. Conduttice di programmi radiofonici per la RAI dal 1998, tra cui Stereonotte, Music Club, Boogie Nights, File Urbani e Sei Gradi (attualmente in onda su Radio3), è giurata speciale ad Upload. L'abbiamo intervistata.
Cosa significa per te essere giurata ad Upload?
Una rara occasione di ascoltare decine di nuovi gruppi grazie ai file audio postati sul sito, di confrontarmi con altri colleghi di diversa provenienza, scambiare opinioni, commenti tecnici, impressioni, e vedere dal vivo i nuovi talenti selezionati, apprezzarne il coraggio e la determinazione, valutarne il linguaggio, capire dove stiamo andando oppure no, sperare di essere sorpresa da un nuovo straordinario talento.
Cosa ti convince di più del progetto Upload? Quali sono secondo te i punti forti?
E' bella la dimensione europea, lo sguardo oltreconfine, in un momento in cui l'Italia rischia di isolarsi e di restare ancora più indietro rispetto al resto del mondo. Siamo sempre più provincia a livello culturale e il mondo ci considera noiosi. Aprirsi agli altri, mantenere una dimensione internazionale è l'unica possibilità di salvezza. Molto intelligente la scelta di premiare il vincitore con una esibizione a Berlino.
Quali sono le ragioni, secondo te, per cui una band emergente dovrebbe iscriversi oggi ad Upload?
I palcoscenici non sono molti, le occasioni per suonare, per farsi conoscere sono rarissime. Upload offre un palco, un salvadanaio a cui attingere, e un'esibizione in un contesto internazionale (PopKom di Berlino). Ancora più fortunati i gruppi locali, che oltre a suonare al MEI avranno tre date organizzate e un workshop per produrre e stampare un EP. L'approccio è molto pragmatico, senza fronzoli.
Quali sono le caretteristiche che secondo te oggi, nel 2011, un gruppo deve possedere? Con l'aiuto delle nuove tecnologie oggi la proposta è vastissima, come fare ad emergere?
Io credo che nonostante tutto le qualità debbano essere le stesse di 50 anni fa: bisogna crederci. Se leggi l'autobiografia di Keith Richards, o guardi un documentario sul giovane Bob Dylan (o leggi le sue Chronicles), quello che colpisce è la loro straordinaria determinazione (oltre al talento, naturalmente!). Tutti loro erano posseduti da un demone, animati da una volontà cieca di fare la propria cosa, realizzare il loro sogno, che altro non era che suonare, suonare, suonare. E imparare a farlo bene. Ci credevano in modo assoluto e disperato, vivevano solo per quello. Erano maniacali nel loro perfezionismo, nella volontà di migliorarsi, perché la concorrenza era spietata e il pubblico pure. Certo se oggi si pensa che postare un video su Youtube o aprire una pagina su MySpace siano la chiave del successo, e se si fa musica solo per avere successo, si è perso l'obiettivo sano e reale. Si è persa la passione. Forse oggi la cosa più difficile è non farsi distrarre, non perdere di vista il proprio obiettivo, pensare di trovare delle scorciatoie.
Quale è stato il disco che ti ha cambiato la vita?
La risposta è obbligata: Revolver dei Beatles. Non solo perché ci sono due delle canzoni più belle che abbiano mai scritto - "Tomorrow Never Knows" e "I'm only sleeping" - ma perché è il disco di svolta, di cambiamento e crescita del gruppo. Un disco che ho comprato in vinile da adolescente e sulla busta interna bianca mi sono copiata a mano tutti i testi religiosamente e li ho imparati a memoria. Oggi lo tengo in bella vista sulla libreria e ascolto la versione in cd (purtroppo!). E' quello a cui sono più affezionata, probabilmente perché corrisponde a una mia fase di crescita e cambiamento, ed usciva in un'epoca in cui mi sarebbe piaciuto vivere: agosto 1966, la Swinging London al massimo dello splendore. Quell'estate a Londra fu fantastica a quanto pare, e quel disco con il tempo è diventato una fantasia escapista.

















